Cosa significa essere determinati?

22 Apr 2020 | Psico-pedagogia

Cosa significa essere determinati?

22 Apr 2020Psico-pedagogia

Introduzione

È il momento di andare avanti con la rubrica di attività, aforismi, giochi, letture, storie di determinazione, film, preparata dalla nostra Area Psico-Pedagogica per gli allenatori e i bambini della Scuola Calcio G.Castello.

 

 

Sapete che cosa significa essere determinati?

La determinazione è il motore che ci porta a conquistare i nostri obiettivi anche quando sembra impossibile. Per questo motivo abbiamo raccolto alcune storie di determinazione nello sport da farvi conoscere nelle prossime settimane.

 

La prima di oggi la trovate qui e parla di Eddie Edwards. 

Se dovessimo scegliere l’incarnazione del detto “L’importante è partecipare!” questa sarebbe probabilmente costituita da Eddie Edwards, che, non avendo alcun finanziamento esterno, nessuno sponsor, si è attivato in prima persona con i pochi mezzi che aveva per coronare il suo sogno: rappresentare il proprio paese alle Olimpiadi.

 

Eddie Edwards nasce il 5 dicembre 1963 nel Gloucestershire, in Gran Bretagna. Cresciuto in una nazione in cui non è una sviluppata nessuna grande tradizione sciistica, impara a sciare nella pista di Gloucester e a 13 anni fa le sue prime gare come sciatore di discesa. Segna una tappa importante nella sua adolescenza anche un viaggio con la scuola, sulle dolomiti ad Andalo nel 1977.

 

Il ragazzo sviluppa una passione enorme per il mondo degli sci e comincia a coltivare il sogno di qualificarsi alle Olimpiadi Invernali. Il primo tentativo a Sarajevo nel 1984, fallì, seppur per poco, ma fallì. Dopo la mancata qualifica il giovane però non si arrende ma capisce che, se vuole arrivare, bisogna migliorare la qualità della sua formazione sportiva. Per farlo, è necessario lasciare il suo paese: destinazione Lake Placid negli Stati Uniti. Ha un altro grande problema da affrontare: non ha un soldo! Eddie infatti, non ha, alcun finanziamento esterno e, ne lui ne la sua famiglia, dispongono di risorse da spendere nella sua preparazione. Per questo motivo decide di passare al salto con gli sci: disciplina sicuramente più economico e con un valore aggiunto: non esiste un concorrente attivo in Gran Bretagna da circa 60 anni! Ha quindi, sicuramente maggiori probabilità di qualificarsi. Da questo momento si allena con John Viscome e Chuck Berghorm e, per risparmiare utilizza l’attrezzatura usata da quest’ultimo. Pensate che, per farsi entrare gli sci, la cui calzatura era troppo grande per lui, doveva usare ben 6 paia di calze!
Ma non era certo questo l’unico dei problemi che Eddie doveva affrontare: il suo peso corporeo, 82 kg, era di ben 9 kg superiore a quello degli sciatori più pesanti. Era inoltre ipermetrope e doveva indossare delle lenti molto spesse, che si appannavano per il freddo quando si allenava.

 

La mancanza di soldi si faceva sempre sentire. Per far fronte alle spese di una formazione sportiva completamente a proprio carico, Eddie ha praticato i lavori più disparati: dall’intonacatore all’addetto alle pulizie. Per risparmiare è arrivato addirittura a dormire in un ospedale per alcuni giorni.

 

Nel 1986, sempre a sue spese, va ad allenarsi a Kandersteg in Svizzera. L’esordio fu a St. Moritz, nella Coppa Europa FIS, a dicembre 1986, dove arrivò 67°…ultimo, con un salto di 60 m. Sempre ultimo, nello stesso mese, alla Coppa del Mondo ad Oberstdorf, dove arriva 110° con un salto di 65 m. I risultati non migliorano di molto nelle competizioni successive, riesce ad arrivare per la prima volta penultimo (87°) a Oslo, a marzo del 1987.

 

Nello stesso anno con un grandissimo coraggio, un’incredibile fiducia in se stesso e, è proprio il caso di dirlo, un po’ di follia, riesce a qualificarsi 55° nel mondo nel salto con gli sci. Posizione che gli vale il pass per le Olimpiadi Invernali di Calgary del 1988. Eddie diventa presto un personaggio noto in tutto il mondo, guadagnandosi il soprannome di Eddie “The Eagle” Edwards derivante dallo strano modo di saltare che gli fa guadagnare il soprannome di Aquila.

 

L’atleta conquista la simpatia del pubblico, tanto che, si dice, perfino il Presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, interruppe una riunione per vedere una sua gara. Eddie Edwards arriva ultimo ma vince agli occhi della Gran Bretagna e del mondo Alle Olimpiadi Invernali Eddie Edwards partecipò alla gara del trampolino normale K70 e a sorpresa anche in quella del trampolino lungo K90, arrivando ultimo in entrambe le gare, con rispettivamente 69,2 punti, il penultimo atleta ne aveva totalizzati 140,4, e 57,5 oltre ben 50 punti sotto il penultimo rispettivo. Il suo percorso e i suoi risultati attirano su di lui un’attenzione mediatica incredibile per un personaggio che sarebbe rimasto un simbolo per la propria nazione, grazie alla sua determinazione di inseguire un sogno che sembrava impossibile, senza avere un minimo di risorse né finanziamenti esterni di alcun tipo.

 

Per me partecipare era quello che contava. Gli americani la vedono più come un ‘Vinci! Vinci! Vinci!’ In Inghilterra, non importa se vinci. È fantastico se lo fai, ma apprezziamo anche coloro che non ci riescono. I falliti sono coloro che non si smuovono mai dal proprio posteriore. Chiunque riesca ad andarci è un successo.” – Eddie Edwards a Smithsonian Mag

 

Il film

Se ti è piaciuta la storia di Eddie ti proponiamo di vedere il film, siamo sicuri che vi piacerà: “Eddie The Eagle: Il coraggio della follia”.

Scheda di discussione 

Vi alleghiamo anche una scheda di discussione del film (una per grandi e una per piccoli) per eventuali riflessioni tra allenatori e bambini sui temi del film.