L’intervista al Mister Emanuele Ventura, guida dei Pulcini II Anno 2010, ci permette di fare una importante riflessione sul ruolo essenziale dell’ Istruttore Scuola Calcio e sull’importanza del saper comunicare con i più piccoli.

Partiamo da una premessa doverosa, la G. Castello per lui è la “casa” dove è cresciuto: “La G.Castello è la mia seconda famiglia! Ho iniziato ad allenare qui 6 anni fa, ho vissuto tutte quelle esperienze formative, didattiche e di campo, che mi hanno portato ad essere quello che sono oggi come tecnico e non solo. Sono un grande sportivo e ho una formazione universitaria nell’ambito della Psicologia dello Sviluppo e della Psicologia dello Sport. La mia passione è sempre stata quella di poter lavorare con i bambini e con i giovani all’interno di un contesto sportivo sano per accompagnare e arricchire la loro crescita nel miglior modo possibile affiancando, nel mio bagaglio, conoscenze di natura tecnico-tattica a conoscenze prettamente più scientifiche da poter mettere a loro disposizione”.

Arriviamo ad uno dei punti focali di questa chiacchiera, il ruolo dell’Istruttore: “Dal mio punto di vista il contesto dell’attività di base soffre di un grande limite culturale. La figura del tecnico/istruttore nella Scuola Calcio rientra nella categoria dei mestieri più importanti e con maggiori responsabilità per il target di individui con i quali entra in contatto e con i quali opera. Il fatto che non possa essere considerato un “dopo-lavoro” lo testimoniano le tantissime richieste educative per ogni fascia d’età ed è doveroso possedere le competenze adatte per rispondervi nella maniera più adeguata possibile. Da questo grande limite ne deriva un altro: non tutte le Scuole calcio sono connesse e lavorano nella stessa direzione. La ricerca smaniosa del risultato è sicuramente il male peggiore, che è possibile sconfiggere soltanto con un’adeguata formazione. Al tempo stesso, le soddisfazioni sono tante! I giovani capiscono e imparano in fretta, ti prendono come modello e al termine di un buon lavoro i risultati sono evidenti.”

Obiettivi di crescita che variano per ogni fascia di età: “Come ho detto prima ogni fascia d’età e ogni categoria ha le sue particolari richieste, sia per quanto riguarda la sfera individuale che quella collettiva, essendo uno sport di squadra. La categoria Pulcini rientra un po’ nella cosiddetta “eta d’oro” per l’apprendimento, caratterizzata da un’elevata disponibilità motoria e cognitiva. Con la fase egocentrica ormai alle spalle il focus si sposta sulla cooperatività, sulla predisposizione alla collaborazione permettendo a ciascuna individualità di essere a disposizione del collettivo. Lo sviluppo delle capacità motorie resta una prerogativa di fondamentale importanza, poiché dalle capacità motorie si generano i gesti tecnici e dai gesti tecnici il gioco. Le esercitazioni di natura situazionale a carico cognitivo variabile e con continue modifiche spazio-temporali sono significative in questa fascia d’età ricollegandosi ad obiettivi specifici come lo sviluppo delle capacità decisionali, del problem solving e dell’attuazione di risposte adeguate nel minor tempo possibile. Tuttavia con questo non possiamo trascurare l’importanza dei duelli, dell 1v1, che a mio avviso è un fattore determinante in questo sport. Da un punto di vista psico-pedagogico è molto importante, all’interno delle dinamiche di gruppo, la gestione dei conflitti e la capacità di rapportarsi alle proprie emozioni e a quelle degli altri.”

Chiudiamo, con l’importanza della comunicazione: “Saper comunicare è il requisito numero uno per poter fare questo lavoro, con i giovani quanto con gli adulti. Ogni comportamento è comunicazione, ogni cosa che diciamo o  ciascun movimento del nostro corpo è portatore di un messaggio. Quello che esprimiamo e il modo in cui lo facciamo generano una risposta emotiva nella persona che riceve il messaggio. Per questo motivo la comunicazione è uno strumento potente, che ci permette di avere impatto su chi ci troviamo davanti. La comunicazione è un comportamento che genera un comportamento e perciò un bravo allenatore è colui in grado di generare i comportamenti migliori partendo dal proprio. In particolare, i bambini seguono vari modelli, anche comunicativi. Quando comunichiamo stiamo insegnando a comunicare ed è importante tenerlo presente quando siamo in campo: con le parole, con le gestualità e con le posture.”