Abbiamo intervistato Mister Silvio Mariani, il nostro preparatore dei portieri e Fondatore – Responsabile della Scuola Portieri all’Attacco.

Innanzitutto che ambiente hai trovato alla Polisportiva G. Castello? Sicuramente ho trovato un ambiante sano di addetti ai lavori che svolgono il loro compito nella maniera giusta, supportando i ragazzi nelle loro attività di giovani calciatori, pensando in primis alle persone e poi agli atleti, questo non è così scontato.

A livello di allenamenti, come hai affrontato questa situazione? In questo preciso momento ovviamente siamo fermi e ci stiamo allenando online con alcune esercitazioni da fare a casa. In realtà, prima di questo nuovo stop abbiamo continuato ad allenarci rispettando sempre le norme facendo particolare attenzione al distanziamento tra un ragazzo e l’altro. L’allenamento non è cambiato, è sempre lo stesso e va dato merito a questi ragazzi che, nonostante non possano svolgere alcuna partita, si sono sempre impegnati e sono stati sempre presenti ad ogni seduta.

Tra i vari aspetti che coinvolgono la preparazione dei portieri, su quale tematica in particolare ti soffermi? Sicuramente mi piace curare l’ aspetto tecnico podalico e coordinativo. Alla base del gesto tecnico, di qualsiasi gesto, c’è sempre un aspetto coordinativo alla base di tutto.

Si parla spesso di portiere moderno: cosa significa per te questo concetto? Il ruolo del portiere, dalle 1992 ad oggi, è sempre stato in continua evoluzione. Ora si chiede di giocare molto dal basso, essere un vero e proprio giocatore di movimento. In qualsiasi categoria si vedono molto spesso errori per disimpegni sbagliati quando si potevano fare scelte migliori e più semplici. Credo che in questo ci sia molta pressione e abbondante confusione sul ruolo e su ciò che il portiere è chiamato a fare.

Per chiudere, l’aspetto complicato nelle giovanili ma anche tra i grandi per un portiere è superare l’errore. Come riesci a motivare i tuoi ragazzi dopo un errore? Come li stimoli e li aiuti a superare la situazione? Partiamo dal presupposto che siamo essere umani e l’errore fa parte di noi stessi. Uno sbaglio si supera con il “sorriso” e con il carattere. È necessario lavorare sull’errore, la testa, come in ogni occasione, fa la differenza. Bisogna prima allenare l’aspetto mentale, il preparatore deve essere un bravo psicologo e poi un buon allenatore. Sento spesso parlare di “papera”, non è un termine che mi piace, preferisco errore tecnico perché di quello si tratta. Non succede nulla, tutti sbagliamo, bisogna solo superarlo insieme.